La meraviglia del Veneto
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Benvenuti ad Arquà Polesine


Arquà Polesine è un comune in provincia di Rovigo in Veneto.

Nome e origini

Il nome deriva da Arquata o Arquadum, in riferimento alla curva che il fiume o una strada qui formava. Mentre la specifica Polesine venne aggiunta per distinguerla dagli altri comuni con lo stesso nome.

Numerosi reperti archeologici rinvenuti ne attestano l’esistenza già in epoca romana. Mentre il primo documento in cui viene nominata è un atto di donazione con cui nel 938 il marchese Almerico ne cedeva il territorio alla chiesa di Adria.

Il suo territorio venne dominato prima dagli Estensi e poi dai veneziani che lo bonificarono.

Il castello Estense

Il castello di Arquà venne costruito nel 1146 dal marchese Guglielmo III dei Marchesella per difendersi dagli Estensi che avevano mire espansionistiche su Ferrara e sul Polesine. Dopo il dominio degli Estensi il castello passò in mano veneziana.

I veneziani lo trasformarono in un presidio militare dotandolo di una guarnigione di soldati. Nel corso del Cinquecento Venezia fece abbattere molti presidi militari estensi, ma non quello di Arquà che si trovava in una posizione strategica molto importante tra i territori ferraresi e quelli veneziani.

Quindi il castello passò alla nobile famiglia veneta dei Diedo che lo restaurarono e abbellirono con affreschi. Venne abbattuta anche una delle torri di guardia e l’edificio così da castello divenne una residenza di campagna.

Oggi dell’antico castello restano una torre merlata che si sviluppa su tre piani e un corpo centrale con stanze decorate con scene mitologiche. E’ ancora visibile il fossato che lo circonda e per accedervi è necessario attraversare un ponte.

Questo edificio è uno dei pochi in Italia a godere della prerogativa di essere inscritto sia nel registro dei Castelli, sia in quello delle dimore storiche.

Casino di Caccia Estense

Il casino di caccia venne fatto costruire come edificio di servizio da Alberto V d’Este marchese di Ferrara e di Modena. Quindi venne ereditato dal figlio Niccolò III che oberato di debiti lo cedette al nobile Andrea Durazzo con l’obbligo di vassallaggio.

Nel corso del Cinquecento l’edificio venne ampliato, mentre nel Settecento assunse l’aspetto di Palazzo. Quindi passò prima ai nobili Cavalli e poi alla famiglia Cecchetti ai cui eredi tutt’ora appartiene.

Durante la Seconda Guerra Mondiale costituì un rifugio per gli sfollati, mentre negli anni Sessanta venne sottoposto ad un radicale restauro che lo riportò all’antico splendore.

 

 Altitudine del Comune: 8 m slm (zona: 5)

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